venerdì, marzo 31, 2006

La terra delle infradito

Questo e' diventato Vassar nelle ultime settandadue ore. La temperatura e' schizzata verso l'alto come un canguro nevrotico, e si sta in giro tranquillamente in maglietta e ciabatte fino al tramonto. L'unico suono che si sente in tutto il campus e' l'ipnotico sciabattare delle migliaia di flip-flops che sembrano avere vita propria, e il colorito degli studenti passa dallo scampo bollito all'ustionato con brio.

Il Venerdi' e' passato come suo solito, con le quattro classi di principianti occupate con un Jeopardy volante su cose come"Quali sono i tre mari d'Italia" e la data dell'Unita' d'Italia (con risposte che variavano dal 1918 al 1830) e uno splendido pomeriggio di sole nel quale sguazzare come un caimano in un corso d'acqua torbida, dove fingersi tronco e aspettare di azzannare qualche idea sparsa. Il che non sembra una pessima prospettiva, a patto che non passino troppi bambini - dato che qui dietro c'e' pure la nursery del campus. Il problema non e' quando passano tra due insegnanti tenendo ognuno un anello legato a una corda, stile mandria di vacche nel Wyoming: e' quando scappano di mano agli studenti che arrotondano lavorando li' e si spargono come barbari di Abatantuoniana memoria sui prati. E neanche puoi dirgli niente, tranne magari un "Tua mamma" col sorriso sulle labbra.

Il maledetto film festival sta per partire, dopo una settimana di passione tra prenotazione di sale per le visioni e raccolta dei materiali necessari alla creazione della suddetta locandina: la rosa include questi quattro begli esempi di cinema italiano, almeno tra quelli che era possibile reperire qui. Seguira' immagine del suddetto poster, appena possibile.


(Se nel frattempo qualche anima pia mi spiegasse come cazzo ho fatto a stipare in camera qualcosa come ottantacinque libri, gliene sarei anche grato.)


AGGIORNAMENTO ANSA: Gente in costume da bagno. E tanta. Ma ditemi voi...