venerdì, settembre 09, 2005

Un tranquillo weekend di Italiano

E barbeque.

Oh yes.

Adoro la concezione tutta americana che il fine settimana comincia Venerdi' a mezzogiorno. C'e' una benevolenza umana in questa concezione, una basilare pieta' e fratellanza nei confronti di tutti gli altri poveri bischeri che sai avere tre giorni per fare cosa diavolo gli pare. A parte i gira-hamburger dei fast food, ovviamente.
Per tre classi di Italiano, 105 e 106 - principiantissimi - tra loro e il weekend si staglia comunque un ostacolo odioso, inevitabile e spietato: il sottoscritto. Il primo turno, dalle nove alle dieci, era una collezione invidiabile di facce smorte, assonnate, rincoglionite e annoiate.

Presentazioni, foto del Campo e del Palio, inevitabile videocassetta educativa. Un ventinovenne italoamericano di Boston, interpretato da uno con la faccia di un tranquillo stupratore di cuccioli di labrador, arriva a Firenze e incontra l'inevitabile amica di famiglia, indigena della citta' del cupolone. (Non quello del Sassaroli, no.) Miracolosamente, la scena si svolge sull'argine ACCANTO a Ponte Vecchio, come se fosse un parco pubblico invece che - probabilmente - una zona da "bella gente". Ogni dettaglio possibile di questa videocassetta, recitazione a parte, e' semplicemente terrificante: la musichetta cretina di fisarmonica per Venezia, le immagini costruite a tavolino del Duomo, l'inquadratura dei carabinieri (sempre in due, che diamine), la coppietta con le vene che scoppiano di italico ammore, le vecchiette - altezza standard 1,2 mt. - che escono dalla chiesa, il gelataio che sorride oscenamente in camera, e - dio mi aiuti - cinque secondi di una Smart argentata parcheggiata verso Piazza della Repubblica. Risate.

A questo punto potrei gia' strappare una carotide a morsi, ma ch'aggi'a fa'?

"Allora, guys, parole nuove"?

Silenzio. Sguardi come un cane al quale fai vedere un trucco con le carte.

"Allora, guys, PA RO LE NUO VE?"

Una mano si alza di qualche centimetro, gratta del cuoio capelluto, si riabbassa.
Quasi quasi attacco con quella del commesso viaggiatore e della suora in vagone letto.
In un modo o nell'altro gli scrivo sulla lavagna le parole che non sanno - la prima e' "benissimo" - e riesco quasi a scriverle in maniera leggibile. Qualche occhio inizia a reagire, una scintilla di azione, un barlume di vita lontano e remoto come il lento lamento delle quasar.

"Posso andare in bagno?"

Vi giuro che avrei potuto rompere la lavagna a testate. Sorrido, invece, e annuisco amorevolmente, il budello di tu' madre.

Secondo turno, nove/dieci - gente che conosco meglio del tutto fortuitamente - e con un professore di Macroeconomia fra gli studenti, un habitue' della Sapienza australiano che ha pensato che per le prossime volte sarebbe stato carino parlare con gli indigeni. Qui le cose vanno decisamente meglio, dato che abbasso fino a terra il livello delle frasi, come forse avrei dovuto fare fin dall'inizio. Ridono, partecipano, parlano. Gia' meglio.

Terzo turno, dieci-undici: emeriti sconosciuti, ma a questo punto sono in piena modalita' Mike Buongiorno: battute e cazzate a non finire, video apprezzato, con dialoghi quasi fatti bene dagli studenti. Promessa di parolacce in arrivo, e con questo sono definitivamente miei.

Resta solo da vedere come ne parleranno quando non sono in giro, ma tanto non e' che abbiano molti termini di paragone a cui rifarsi, quindi chissene. I SubSonica sembrano piacere, e questo mi conforta: quando capiranno le parole di RadioEstensioni potro' essere pure fiero di loro.

Fatto questo, e passata la paura da palcoscenico, tocca anche a me rotolarmi nella sensazione di inutilita' e atarassia del fine settimana: ovvero, nelle parole dell'americano di prima generazione Andreyi, "Quando trovi che fare il bucato o pulire camera sono ottimi sostituti morali dello studiare". Parole sante.
Andreyi ha ventuno anni, lavorava come assistente di un cardiologo a Manhattan e fra un'ora e mezza siamo tuti invitati al suo barbecue. Il sole scende piano sopra gli edifici finto-arcaici di Vassar, e anche per me e' ora di una discreta dose di cazzeggio professionale.

Le serenate sono appena finite, tra l'altro, vale a dire il primo vero evento "all-campus" di quest'anno: squadre di cantanti di ogni dormitorio fanno il giro degli altri e fanno a gara a chi canta meglio. Nel frattempo i senior eseguono dell'impeccabile nonnismo da caserma della Folgore. Tra le regole del serenading, sta scritto che le squadre possono essere bersagliate prima e dopo l'esecuzione con acqua, ketchup, mayonese, crema al cioccolato e panna montata.
Fra gli oggetti vietati stanno la farina, la mostarda, oggetti di metallo appuntiti e di vetro.
I primi bersagli umani tornano verso i loro dormitori decorati come impasticcomani a un rave, mentre i marciapiedi del campus sembrano arabeschi deliranti di cioccolata e ketchup.

Qui sono tutti pazzi. ADORO questo posto.

2 Comments:

Blogger sorreta said...

sorreta chiama vassar: ma il telefono l'hai perso?

2:43 PM  
Blogger johnnelson6656 said...

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10:40 AM  

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