venerdì, settembre 16, 2005

New Orleans: un punto di vista

La citta’ di New Orleans, tempio del jazz e del vivere libertino Americano, non esiste piu’. Il passaggio dell’uragano Katrina ha raso al suolo la citta’ e provocato una vera e propria ecatombe, per quello che e’ senza alcun dubbio il maggiore disastro naturale della storia Americana. Secondo l’efficace commento di un autore inglese, Warren Ellis, l’effetto del passaggio di Katrina e’ paragonabile a “disegnare una citta’ su un foglio A4 e poi passarci sopra una gomma delle dimensioni di un pugno”, come moltissimi cadaveri testimoniano piu’ di ogni altra immagine o dichiarazione potrebbero mai fare.
La particolare conformazione idrogeologica della citta’ - costruita sei metri sotto il livello del mare e per questo paragonata da piu’ parti alla nostra Venezia - ha contribuito a creare il caos, con dighe e barriere fisiche che non sono riuscite a contenere la furia dell’uragano. Cedendo, hanno portato metri e metri di acqua del lago Ponchartrain nei tranquilli sobborghi della citta’ della Louisiana. I morti all’impatto sono stati centinaia: per i sopravvissuti si sono spalancate le porte di un inferno difficilmente immaginabile.

Chi poteva lasciare la citta’ in tempo ha avuto all’incirca venti ore per farlo: venti ore per decidere quanta della loro vita lasciare in balia dell’acqua e della violenza della Natura. C’e’ chi non e’ stato cosi’ fortunato. Circa ventimila persone sono state “riallocate” nel Superdome, lo stadio cittadino, e lasciate li’ ad aspettare. E sperare. La speranza non e’ durata a lungo.
Ovviamente, tanto per corroborare la fiducia nella vita moderna, la prima cosa ad andarsene insieme con le anime dei morti sono state la decenza, la legalita’ e la civilta’: tutto e’ degenerato nel peggiore dei modi. I saccheggi sono stati epici, con furti in ogni tipo di esercizio, dalla farmacia al supermercato e tutto quello che c’e’ in mezzo. Ma questo non e’ purtroppo il peggio di quello che e’ successo. Oh no.
La FEMA, l’agenzia federale di emergenza, ha annunciato per bocca del suo direttore di stare lavorando “in condizioni di guerriglia urbana”. Lo stesso sindaco di New Orleans, il democratico Ray Nagin, ha ammesso a denti stretti di aver dovuto far sequestrare armi da fuoco ai privati cittadini per consentire ai poliziotti di fare il loro lavoro. La governatrice dello stato, Kathleen Blanco, anch’essa democratica, ha annunciato tre giorni fa l’arrivo di truppe della guardia nazionale di ritorno da zone di guerra in Iraq: “Vanno in giro con gli M-16 carichi e armati”, ha detto. “Queste truppe sanno come sparare per uccidere, e mi aspetto che lo facciano”. Questo da quando un elicottero di soccorso e’ stato accolto a colpi di fucile, ferendo in modo non grave un soldato della guardia nazionale. Nel Superdome le condizioni sono state definite da un reporter della BBC come “degne del Terzo Mondo”, con piu’ di ventimila persone assiepate tra cadaveri, malattie, fame e pavimenti lordi di escrementi. Al suo interno hanno avuto luogo rivolte multiple, stupri in quantita’ – non solo di adulti – e ogni genere di caos.
I saccheggi sono stati endemici, spietati e all’ultimo sangue: le minoranze povere, in stragrande maggioranza nere, non hanno certo accolto Kathrina con un grande spirito di fratellanza e unita’ nei confronti delle forze di polizia di New Orleans, notoriamente “disinvolte” e non certo senza macchia nel loro lavoro. Alcune fonti indipendenti, tra le quali alcuni blog, hanno riportato che i poliziotti sono stati alcuni dei saccheggiatori piu’ audaci, parcheggiando i loro camion di fronte ai vari Wal-Mart per caricare meglio i beni lasciati incustoditi. L’accusa e’ stata respinta veementemente e giustificata con il bisogno di mettere al sicuro quei beni prima che venissero rubati: qualsiasi sia la spiegazione, dovra’ attendere davvero tanto prima di trovare un fondamento qualsiasi.
C’e’ una sola immagine, fra tutte quelle che le agenzie internazionali hanno fatto circolare, che descrive perfettamente come stia messa New Orleans. E’ presa da un elicottero, e ritrae un incrocio stradale: due persone, entrambe nere, stanno guardando verso l’obbiettivo, coprendosi gli occhi con le mani mentre in una pozza d’acqua accanto ai loro piedi due cadaveri giacciono abbandonati. Ai piedi del primo e’ chiaramente leggibile una scritta tracciata col gesso sull’asfalto: “The water is rising. Pleas…” “L’acqua sta salendo. Per favor…”
Accanto a loro, spiegazzata, bagnata, lacera e gettata per terra come uno straccio senza vita, una bandiera americana.

L’esercito e la guardia nazionale insieme stanno finalmente riportando l’ordine, mentre i giornali americani titolano senza requie l’infamia nazionale che gli Stati Uniti hanno visto sui loro teleschermi in quest’ultima settimana. Il lago Ponchartain e’ stato finalmente riportato nei suoi confini, ma ci vorranno tra i due e i tre mesi per pompare nuovamente tutta l’acqua al suo interno. Quella che e’ ancora fuori e’ contaminata da scarichi industriali, acido da batteria e rifiuti tossici, oltre che ovviamente da decine di cadaveri.
La reazione politica a questo disastro ha portato le piu’ note firme del giornalismo internazionale a fare a gara per azzannare l’amministrazione alla gola, senza purtroppo tener conto di alcune sciocchezzuole.
Primo: i piani di emergenza sono scattati per tempo, salvando decine di migliaia di persone anche se nessuno credeva che il lago Ponchartrain non avrebbe tenuto.
Secondo: il Financial Times, documenti alla mano, ha dimostrato che l’amministrazione Bush ha fatto tutto il possibile per attenuare gli effetti di Katrina.
Terzo: il disastro e’ a tutti gli effetti naturale e non provocato da alcuna firma o meno in calce a un protocollo che tra parentesi neanche l’Europa rispetta. Lo dice il New York Times, non un foglio qualsiasi del Tennessee o della cosiddetta “Bush country”.
Quarto: le truppe, che non sono affatto mancate a causa dell’intervento militare Americano, erano gia’ a New Orleans. Undicimila prima del disastro, poi ventunomila e ad oggi trentaduemila.
Quello che rimane di certo e’ che New Orleans non e’ in ginocchio, ma e’ morta: la sua risurrezione, se ne puo’ star certi, non potra’ che arrivare prima di quanto si possa credere.