lunedì, settembre 05, 2005

L'ora di religione

Durante il weekend il college si svuota di professori e personale amministrativo, tutti gli edifici sono accessibili solo col pass magnetico e si dovrebbe fare festa. In realta' sembra di stare in un film di Romero, con una spruzzata di Kenshiro per la vivacita' del luogo. Il silenzio diventa quasi opprimente, le macchine prendono vie sconosciute, il pub accanto al college coltiva cirrosi promettenti sul medio periodo.

Per allietare la faccenda si puo' solo ricorrere all'unica, vera liturgia moderna: lo shopping selvaggio.
Grazie alla cortesia di una immigrata russo-israeliana io, Liron l'israeliana e Katia la russa siamo stati scarrozzati fino alla mitica Poughkeepsie Galleria, vale a dire il mall locale. Un centro commerciale delle dimensioni di un centro storico - e quindi minuscolo, secondo gli standard locali - nel quale il sottoscritto ha gironzolato per cinque orette buone, raccattando nel frattempo tre magliette per dieci dollari, un paio di pantaloni da ginnastica per quindici, un paio di scarpe per venti, uno spazzolone, qualche bicchiere, delle gomme da masticare, degli adattatori per i caricabatterie.

Quello che colpisce di piu' di tutti questi posti e' come siano, insieme con gli aeroporti, probabilmente i veri esempi delle citta' del futuro. Tutti beige e bianchi, vetri e acciaio, abitati da persone per la stragrande maggioranza in transito, fuori dal tempo e dalle regole della vita Fuori. Sacchette in mano, sguardi vuoti che fanno il paio con le scale mobili e le offerte speciali, i mazzi di carte fedelta' attaccati al collo come le bibbie dei cistercensi medievali. Tutti contenti, tutti zitti, tutti a spartirsi boccate della grande tetta del sogno americano. Che in troppi casi sembra, anche a quelli come me che credono in questa gente, solo come un "Acchiappa tutto quello che puoi, e fanculo gli altri poveri stronzi".
La cosa che non si puo' non notare di queste persone e' come diano assolutamente per scontata la loro immensa sovrabbondanza di mezzi e risorse. Per loro un frigo HA, semplicemente, un distributore di ghiaccio attaccato, esattamente come una macchina HA, per definizione, uno stereo a sei canali. Dirgli che le cose possono essere diverse da altre parti del mondo sembra rafforzare in tutti e due i parlanti l'impressione che si stiano incontrando due alieni.

E poi, gentile pubblico, per pranzo - alle tre e mezzo - non poteva mancare il mitico buffet cinese a prezzo fisso, all you can eat, quelli dai quali Homer Simpson viene buttato fuori dopo essersi mangiato tutte le vongole e tre aragoste di plastica. Una mangiata allucinante per dieci dollari, alka seltzer escluso.

Mancavano solo le campane, o forse dato il posto si usano gli annunci delle offerte speciali e dei bambini che si sono persi da Target o da Filene's.

Ite, missa est.

(Non vedo l'ora di tornarci, anche perche' appena si entra in un mall meta' delle cose che si devono comprare scompaiono magicamente dalla mente. Per me e' voluto, non so come ma e' voluto.)