domenica, settembre 25, 2005

I cacciatori di teste tornano alla base

Con una saccoccia piena di lingue mozzate, scalpi e altri organi non meglio identificati da appendere come trofei sulle porte del college. Va bene, non proprio cosi', ma il sentimento e' quello. Alla fine siamo tornati ieri sera da Boston, dopo altre quattro ore di macchina e ventiquattro di follia totale.
Al nostro arrivo alla Boston University - di qui in poi BU - siamo stati tutti accolti in un auditorium dal comitato direttivo della APDA (American Parliamentary Debate Association), sezione Massachussetts, dove qualche dinosauro ha inscenato un round di pratica ad usum pischelli. Prese per il culo, ju-jitsu verbale, infamate eterodirette, uno spettacolo totale. Parecchie parolacce, parecchi applausi. Una bottiglia di whiskey che prima del dibattito di prova era piena e solitaria si trova mezza vuota sotto il palco alla fine. Entropia made in debating, suppongo.
Il primo round vede me e il mio partner fare da opposizione a una squadra dell'Universita' della Pennsylvania. Il tema che dovevamo dimostrare essere ridicolo era la sospensione delle sanzioni economiche da Cuba.

(A proposito, il mio partner, Cole, e' la fotocopia sputata di John Kerry da piccolo, lungagnone, timidissimo, sempre zitto e di provenienza un buco in mezzo all'Idaho. Il che e' come dire da un buco al quadrato, ma vabbe', il suo lo sa fare, e in compenso e' metodico come una calcolatrice giapponese. In pratica lui e' il poliziotto buono.)

La Prima Ministra espone, Cole fa il suo come Leader dell'Opposizione, uno stronzetto di Membro del Governo prende per il culo senza saperee che la gente a Cuba sta male non perche' non puo' commerciare con gli USA ma perche' Fidel e' ancora vivo e passa le giornate a caricarsi di Viagra fino agli occhi, io concludo dando praticamente di checca liberale ignorante ad un governo che avesse tolto le sanzioni prima di sapere che razza di governo sarebbe arrivato al potere dopo la morte del vecchio coglione.

(Ovviamente questi round non si svolgono davanti ad un pubblico, ma solo davanti a un giudice che fa da Speaker of the House, da presidente della Camera, e che decide chi vince e da' suggerimenti ai novizi. Il ragazzo in questione sbadiglia, ci dice cosa fare e non fare e ci rimanda all'auditorium. Piccola precisazione: la BU e' inspiegabilmente una singola linea di edifici su un lato solo di una strada di Boston. Quindi per arrivare da un edificio ad un altro tocca camminare, avanti e indietro, reiterate volte. TROPPE volte.)

Il secondo turno e' contro un team di Brandeis, due cittini in costume da matrimonio che non riescono minimanente ad opporsi in maniera decente alla nostra proposta che alle balene e ai delfini andrebbe garantito il diritto alla vita, data la loro autocoscienza e non comune intelligenza. Li demoliamo sistematicamente per venti minuti, e a quanto pare perdiamo perche' la testa di cazzo di giudice - una trucida in minigonna di jeans e canottiera un tempo forse bianca - accetta la loro richiesta di definire il caso Spec.

(Un caso e' Spec quando il giudice crede che il Governo abbia scelto deliberatamente un argomento per dibattere il quale e' necessario essere in possesso di conoscenze specifiche e settoriali. Le linee guida dell'APDA definiscono un caso non Spec fino a quando l'argomento e' da prima pagina del New York Times o di Time. In pratica il fatto che i delfini e le balene siano intelligenti non e' evidentemente conoscenza comune, no?
PARACADUTIAMOGLI PIERO ANGELA!!!
e il figliolo pure, ma a fare l'inviato speciale da Houston entro i prossimi tre giorni!)

Finiti i turni del giorno, il comitato degli alloggi ci comunica la ferale notizia: siamo alloggiati al MIT. Che uno dice wow, il futuro fatto Universita', il luogo natale dell'hacking, eccetera. Cazzate. Quello che contava era che fosse dall'altro lato del fiume, lontano una ventina di minuti a piedi e che oltretutto ci si dovesse portare i bagagli sul groppone.
Fra una storia e quell'altra passo sei ore di coma light su di un divano a tre posti nel mezzo di un dormitorio del MIT, completamente avulso dalla realta' e con la certezza di aver portato una marea di cose inutili. Tipo un asciugamano da doccia, una felpa, un ricambio civile invece della camicia e del pantalone carino d'ordinanza per i dibattiti, un paio di ciabatte. Ma vabbe. Risveglio da revolverata in testa, ritorno alla BU sempre con i bagagli sul groppone e sempre per i soliti venti minuti, altri due round.
E qui comincia lo showtime serio.

Terzo round, siamo il governo contro un team di Dartmouth il cui Membro dell'Opposizione non si presenta. Il povero Justin deve quindi opporsi ad un caso tutto da solo, e nello specifico il nostro caso principe, l'eliminazione della Direttiva Presidenziale 25 che in soldoni dice che gli US non possono intervenire unilateralmente in casi di genocidio a meno che nel paese in questione non ci siano interessi americani diretti. Esempio del caso, il Darfur.

(Lo so che non e' giusto nei confronti dell'opposizione, ma e' il dibattito, bellezza.)

Gli rompiamo decisamente il culo, specie quando prima dice che MTV se ne e' occupata e che gli aiuti stanno arrivando e poi dice che i media ci sarebbero alla gola sia se gli US agissero che se non agissero. Mi sono quasi sentito in pena per il povero stronzo.

Nel quarto e ultimo round ci troviamo davanti un team di Yale, composto da due ragazze. Ci tocca stare all'Opposizione, e il tema e' il permettere alle donne soldato americane di combattere in prima linea come fanteria. Anche il giudice e' una donna, tocca a Cole fare il Leader dell'Opposizione, e il discorso del Primo Ministro e' un classico monologo della vagina chiodata per bocca di una combattiva quanto tascabile studentessa con un marcato accento indiano - e lo sguardo tipico di quelle che se respiri troppo forte te lo strappo a morsi e lo butto ai cani bruttoporcomaschilistaretogradopiccoloborgheseefallocratico. Insomma, avete l'idea.

Cole si caca addosso senza colpo ferire, e invece di demolire il loro discorso assai teorico e assai poco consapevole di cosa sia una prima linea di fanteria moderna cincischia. La loro Membra del Governo, graziaiddio, cincischia pure lei insistendo sull'importanza dell'eguaglianza nell'Esercito, e fa poco altro. Tocca a me, e mentre mi alzo penso che se non faccio niente perdo, e se dico quello che penso mi mettono le mani addosso.

Dico quello che penso.
Vinciamo a mani basse.

La Prima Ministra, sebbene venti centimetri piu' bassa di me, tira talmente in su il naso da sembrare alta due metri, mentre esce sprizzando indignazione da tutti i pori. La Membra neanche guarda nella nostra direzione. Il giudice piu' tardi mi ha detto che il match l'ho vinto quando, rispondendo al loro punto che "Bisogna farlo per massimizzare l'efficacia dell'Esercito", ho risposto "Se e' per quello in guerra l'efficacia assoluta e' una bomba atomica".

(Mandate pure mazzi di fiori, bottiglie di whiskey e prosciutti c/o Vassar College, Raymond Avenue, 12604 Poughkeepsie NY)

In sintesi - anche perche' tocca scappare a cena - una grandissima esperienza, pessima e stancante dal punto logistico ma una goduria totale dal punto di vista della guerriglia verbale. Peccato per la marea di lavoro che mi e' toccato sbrigare tutto oggi, ma di sicuro lo rifarei.
Senza trolley sul groppone, magari.

mercoledì, settembre 21, 2005

Guerriglia verbale

L'attivita' preferita del vostro, vuoi al bar davanti a un fiasco o a una Moretti da 66, vuoi con un certo Giulietto Chiesa in diretta radiofonica, vuoi - da oggi in avanti - dietro a un podio secondo le formalita' dei tornei di dibattito.
Dato che non mi bastava avere dieci ore di lavoro e due libri la settimana, ho infatti commesso il madornale errore di andare alla riunione introduttiva della Debate Society, dove mi si e' presentata l'occasione di cominciare a essere professionalmente insopportabile.

Come se ce ne fosse bisogno.

In pratica si "gioca" in due squadre, governo e opposizione, di due persone ciascuna, leader e gregario. Comincia il leader del governo, che propone qualcosa - un disegno di legge, una riforma, una legalizzazione, qualunque cosa - e ha sette minuti per esporre perche' e' una buona idea. Questo indipendentemente dal fatto che sia effettivamente una buona idea o meno. Poi comincia la rumba: il leader dell'opposizione ascolta il discorso, che dura sette minuti, e parte con il suo tentativo di demolizione. Otto minuti. Stessa cosa per il membro del governo e per quello dell'opposizione, a ruota. Nel mezzo del discorso si possono chiedere punti di informazione e di chiarificazione, vale a dire degli sgambetti, domande retoriche e/o sarcastiche.

Il bello di queste domande e' che, oltre ad essere cattivissime, devono essere poste alzandosi in piedi con la mano sinistra aperta e alzata e la destra sulla testa. E' una tradizione derivata dal Parlamento inglese, dove con la destra si teneva sul capo la parrucca e con l'altra si mostrava all'opposizione che non si avevano armi in mano. Fra l'altro si applaude picchiando la mano sul tavolo, alla Kruschev. Una volta o l'altra voglio provarci, a usare la scarpa.

Comunque, dopo un dibattito di prova, dove dovevo confutare l'utilita' della legalizzazione delle droghe leggere - Dio mi perdoni, l'abbiamo pure vinto - questo fine settimana partecipero' ad un torneo di principianti all'Universita' di Boston, tutto pagato dal capiente budget della Debate Society.

Non vedo l'ora.

Ad ogni buon conto, la vita qui scorre placida e tranquilla, a parte le ore di conversazione con la classe avanzata e le tre di intermedi che per ora sono un'ora di cabaret spontaneo ed improvvisato. A tale proposito, secondo voi che film potrei far vedere in queste ore, non solo per far passare meglio il tempo ma anche per far vedere qualche interessante scorcio della nostra bella e cara Italia? "Come, Marcello, it's wonderful" a parte, intendo?

Il primo che risponde Muccino lo corco...

venerdì, settembre 16, 2005

Non interessera' a nessuno...

...ma su kpftx.org trovate i files del dibattito fra George Galloway e Christopher Hitchens, svoltosi Mercoledi' scorso in America con Amy Goodman (quella del movimento Democracy Now, e una delle speaker radiofoniche piu' popolari d'America) come moderatrice.

Per chi non ne sa niente, Galloway e' probabilmente l'unico irlandese che non sopporto a pelle, un delirante membro del Parlamento Inglese che si e' fatto eleggere nel collegio piu' povero di Londra fomentando l'odio razziale e lodando Assad, il presidente siriano, anche quando fa fucilare la sua gente. Insieme a Jane Fonda e all'autrice dei "Monologhi della vagina" sta girando il paese per un tour contro la guerra. Ci mancano solo due coccodrilli ed un orangutan, lo so, ma giuro che e' vera. A la Michael Moore, per dire.

Christopher Hitchens e' invece un trozkysta radicale, anche lui inglese, ad oggi stra-favorevole alla guerra e all'esportazione della democrazia. Il tutto rimanendo coerente con la sua natura di uomo di sinistra, esattamente come i neocon: liberal assaliti dalla realta' - manca poco l'ha capito anche Repubblica, dopo averli dipinti per mesi come una cricca di fanatici tipo i meeting Repubblicani di Montgomery Burns dei Simpson. Gli iper-repubblicani in america si chiamano social conservatives, e hanno in effetti la testa come una cassetta di sicurezza, mentre tutti gli intellettuali neocon vengono da un passato decisamente di sinistra.

Succede di tutto, si infamano, si prendono per il culo, manca poco se le danno. E poi parlano dell'aplomb inglese. Comunque indipendentemente dalla vostra posizione politica c'e' di che divertirsi e di che trovare qualche dato interessante. Il tutto e' in inglese, ma volete mettere la soddisfazione di sentire due inglesi che si danno uno di lumaca disgustosa e uno di scarafaggio morale?

New Orleans: un punto di vista

La citta’ di New Orleans, tempio del jazz e del vivere libertino Americano, non esiste piu’. Il passaggio dell’uragano Katrina ha raso al suolo la citta’ e provocato una vera e propria ecatombe, per quello che e’ senza alcun dubbio il maggiore disastro naturale della storia Americana. Secondo l’efficace commento di un autore inglese, Warren Ellis, l’effetto del passaggio di Katrina e’ paragonabile a “disegnare una citta’ su un foglio A4 e poi passarci sopra una gomma delle dimensioni di un pugno”, come moltissimi cadaveri testimoniano piu’ di ogni altra immagine o dichiarazione potrebbero mai fare.
La particolare conformazione idrogeologica della citta’ - costruita sei metri sotto il livello del mare e per questo paragonata da piu’ parti alla nostra Venezia - ha contribuito a creare il caos, con dighe e barriere fisiche che non sono riuscite a contenere la furia dell’uragano. Cedendo, hanno portato metri e metri di acqua del lago Ponchartrain nei tranquilli sobborghi della citta’ della Louisiana. I morti all’impatto sono stati centinaia: per i sopravvissuti si sono spalancate le porte di un inferno difficilmente immaginabile.

Chi poteva lasciare la citta’ in tempo ha avuto all’incirca venti ore per farlo: venti ore per decidere quanta della loro vita lasciare in balia dell’acqua e della violenza della Natura. C’e’ chi non e’ stato cosi’ fortunato. Circa ventimila persone sono state “riallocate” nel Superdome, lo stadio cittadino, e lasciate li’ ad aspettare. E sperare. La speranza non e’ durata a lungo.
Ovviamente, tanto per corroborare la fiducia nella vita moderna, la prima cosa ad andarsene insieme con le anime dei morti sono state la decenza, la legalita’ e la civilta’: tutto e’ degenerato nel peggiore dei modi. I saccheggi sono stati epici, con furti in ogni tipo di esercizio, dalla farmacia al supermercato e tutto quello che c’e’ in mezzo. Ma questo non e’ purtroppo il peggio di quello che e’ successo. Oh no.
La FEMA, l’agenzia federale di emergenza, ha annunciato per bocca del suo direttore di stare lavorando “in condizioni di guerriglia urbana”. Lo stesso sindaco di New Orleans, il democratico Ray Nagin, ha ammesso a denti stretti di aver dovuto far sequestrare armi da fuoco ai privati cittadini per consentire ai poliziotti di fare il loro lavoro. La governatrice dello stato, Kathleen Blanco, anch’essa democratica, ha annunciato tre giorni fa l’arrivo di truppe della guardia nazionale di ritorno da zone di guerra in Iraq: “Vanno in giro con gli M-16 carichi e armati”, ha detto. “Queste truppe sanno come sparare per uccidere, e mi aspetto che lo facciano”. Questo da quando un elicottero di soccorso e’ stato accolto a colpi di fucile, ferendo in modo non grave un soldato della guardia nazionale. Nel Superdome le condizioni sono state definite da un reporter della BBC come “degne del Terzo Mondo”, con piu’ di ventimila persone assiepate tra cadaveri, malattie, fame e pavimenti lordi di escrementi. Al suo interno hanno avuto luogo rivolte multiple, stupri in quantita’ – non solo di adulti – e ogni genere di caos.
I saccheggi sono stati endemici, spietati e all’ultimo sangue: le minoranze povere, in stragrande maggioranza nere, non hanno certo accolto Kathrina con un grande spirito di fratellanza e unita’ nei confronti delle forze di polizia di New Orleans, notoriamente “disinvolte” e non certo senza macchia nel loro lavoro. Alcune fonti indipendenti, tra le quali alcuni blog, hanno riportato che i poliziotti sono stati alcuni dei saccheggiatori piu’ audaci, parcheggiando i loro camion di fronte ai vari Wal-Mart per caricare meglio i beni lasciati incustoditi. L’accusa e’ stata respinta veementemente e giustificata con il bisogno di mettere al sicuro quei beni prima che venissero rubati: qualsiasi sia la spiegazione, dovra’ attendere davvero tanto prima di trovare un fondamento qualsiasi.
C’e’ una sola immagine, fra tutte quelle che le agenzie internazionali hanno fatto circolare, che descrive perfettamente come stia messa New Orleans. E’ presa da un elicottero, e ritrae un incrocio stradale: due persone, entrambe nere, stanno guardando verso l’obbiettivo, coprendosi gli occhi con le mani mentre in una pozza d’acqua accanto ai loro piedi due cadaveri giacciono abbandonati. Ai piedi del primo e’ chiaramente leggibile una scritta tracciata col gesso sull’asfalto: “The water is rising. Pleas…” “L’acqua sta salendo. Per favor…”
Accanto a loro, spiegazzata, bagnata, lacera e gettata per terra come uno straccio senza vita, una bandiera americana.

L’esercito e la guardia nazionale insieme stanno finalmente riportando l’ordine, mentre i giornali americani titolano senza requie l’infamia nazionale che gli Stati Uniti hanno visto sui loro teleschermi in quest’ultima settimana. Il lago Ponchartain e’ stato finalmente riportato nei suoi confini, ma ci vorranno tra i due e i tre mesi per pompare nuovamente tutta l’acqua al suo interno. Quella che e’ ancora fuori e’ contaminata da scarichi industriali, acido da batteria e rifiuti tossici, oltre che ovviamente da decine di cadaveri.
La reazione politica a questo disastro ha portato le piu’ note firme del giornalismo internazionale a fare a gara per azzannare l’amministrazione alla gola, senza purtroppo tener conto di alcune sciocchezzuole.
Primo: i piani di emergenza sono scattati per tempo, salvando decine di migliaia di persone anche se nessuno credeva che il lago Ponchartrain non avrebbe tenuto.
Secondo: il Financial Times, documenti alla mano, ha dimostrato che l’amministrazione Bush ha fatto tutto il possibile per attenuare gli effetti di Katrina.
Terzo: il disastro e’ a tutti gli effetti naturale e non provocato da alcuna firma o meno in calce a un protocollo che tra parentesi neanche l’Europa rispetta. Lo dice il New York Times, non un foglio qualsiasi del Tennessee o della cosiddetta “Bush country”.
Quarto: le truppe, che non sono affatto mancate a causa dell’intervento militare Americano, erano gia’ a New Orleans. Undicimila prima del disastro, poi ventunomila e ad oggi trentaduemila.
Quello che rimane di certo e’ che New Orleans non e’ in ginocchio, ma e’ morta: la sua risurrezione, se ne puo’ star certi, non potra’ che arrivare prima di quanto si possa credere.

mercoledì, settembre 14, 2005

La Lezione

Qualche nuvola rincorre se stessa nel cielo sopra Chicago Hall. Gli alberi stanno cominciando a imbiondire, e il sottoscritto ad ambientarsi seriamente. I corsi che ho scelto di seguire - per ora uno come auditor e uno come studente regolare - sono tenuti dal Lunedi' al Mercoledi' in due diversi edifici, Blodgett e Rockefeller Hall, e sono rispettivamente "Media and War" e "Sociology of the New Economy". Nel primo si parla soprattutto di come i mezzi di comunicazione odierni vincono o perdono letteralmente le guerre oggigiorno, e come una foto, vera o finta che sia, puo' creare un mezzo terremoto a livello di coscienza globale. Abu Ghraib, My Lai, Robert Capa. Ovviamente, essendo questo uno dei college di trincea liberal degli Stati Uniti, piu' di meta' degli studenti della classe fanno a gara ad insultare la propria amministrazione e gran parte della loro storia, con l'altra meta' quasi imbarazzata da questo sfoggio di professionale superiorita' antropologica. Io, dal canto mio, mi limito a far notare come i media europei certe volte calchino la mano in senso diametralmente opposto alla tanto vituperata Fox News, il canale di proprieta' di News Corp. (=Murdoch) virulentemente prointerventista. Per fare un esempio, vi ricordate della sequenza del marine che sparo' una raffica addosso ad un iracheno ferito mentre quello cercava di fingersi morto in una moschea a Fallujah, l'anno scorso?
Qui nessuno l'ha mai vista. Qualcuno se l'e' andata a cercare su Internet, ma nessun canale televisivo l'ha fatta vedere. Qualcuno potrebbe obiettare che se e' per quello, neanche la decapitazione di Daniel Pearl ha avuto molto airtime, ma il punto e' un'altro, specie se uno mette questa osservazione fianco a fianco con la sequela di specifiche tecniche dei jet da combattimento, dei missili, delle portaerei e degli armamenti leggeri in dotazione ai marine che si potevano (e che si possono) vedere sulla CNN americana e su Fox News. Comprese le riproduzioni in 3-D dei mezzi e dei fucili, con le textures cosi' verosimili che potevo distinguere la finitura di un Barrett da quella di un M-16.
A guardarle da vicino, uno della mia eta' difficilmente non puo' notare una certa analogia con quelle schermate di selezione dei mezzi che sono presenti in molti videogiochi. Per un attimo mi e' mancato solo di sentirmi un pad in mano e di vedere in sovraimpressione la scritta "Choose your gear, then press Start button". Desert Storm 2, la chiamano.

Ah, ed e' per Ps2 o Xbox?

venerdì, settembre 09, 2005

Un tranquillo weekend di Italiano

E barbeque.

Oh yes.

Adoro la concezione tutta americana che il fine settimana comincia Venerdi' a mezzogiorno. C'e' una benevolenza umana in questa concezione, una basilare pieta' e fratellanza nei confronti di tutti gli altri poveri bischeri che sai avere tre giorni per fare cosa diavolo gli pare. A parte i gira-hamburger dei fast food, ovviamente.
Per tre classi di Italiano, 105 e 106 - principiantissimi - tra loro e il weekend si staglia comunque un ostacolo odioso, inevitabile e spietato: il sottoscritto. Il primo turno, dalle nove alle dieci, era una collezione invidiabile di facce smorte, assonnate, rincoglionite e annoiate.

Presentazioni, foto del Campo e del Palio, inevitabile videocassetta educativa. Un ventinovenne italoamericano di Boston, interpretato da uno con la faccia di un tranquillo stupratore di cuccioli di labrador, arriva a Firenze e incontra l'inevitabile amica di famiglia, indigena della citta' del cupolone. (Non quello del Sassaroli, no.) Miracolosamente, la scena si svolge sull'argine ACCANTO a Ponte Vecchio, come se fosse un parco pubblico invece che - probabilmente - una zona da "bella gente". Ogni dettaglio possibile di questa videocassetta, recitazione a parte, e' semplicemente terrificante: la musichetta cretina di fisarmonica per Venezia, le immagini costruite a tavolino del Duomo, l'inquadratura dei carabinieri (sempre in due, che diamine), la coppietta con le vene che scoppiano di italico ammore, le vecchiette - altezza standard 1,2 mt. - che escono dalla chiesa, il gelataio che sorride oscenamente in camera, e - dio mi aiuti - cinque secondi di una Smart argentata parcheggiata verso Piazza della Repubblica. Risate.

A questo punto potrei gia' strappare una carotide a morsi, ma ch'aggi'a fa'?

"Allora, guys, parole nuove"?

Silenzio. Sguardi come un cane al quale fai vedere un trucco con le carte.

"Allora, guys, PA RO LE NUO VE?"

Una mano si alza di qualche centimetro, gratta del cuoio capelluto, si riabbassa.
Quasi quasi attacco con quella del commesso viaggiatore e della suora in vagone letto.
In un modo o nell'altro gli scrivo sulla lavagna le parole che non sanno - la prima e' "benissimo" - e riesco quasi a scriverle in maniera leggibile. Qualche occhio inizia a reagire, una scintilla di azione, un barlume di vita lontano e remoto come il lento lamento delle quasar.

"Posso andare in bagno?"

Vi giuro che avrei potuto rompere la lavagna a testate. Sorrido, invece, e annuisco amorevolmente, il budello di tu' madre.

Secondo turno, nove/dieci - gente che conosco meglio del tutto fortuitamente - e con un professore di Macroeconomia fra gli studenti, un habitue' della Sapienza australiano che ha pensato che per le prossime volte sarebbe stato carino parlare con gli indigeni. Qui le cose vanno decisamente meglio, dato che abbasso fino a terra il livello delle frasi, come forse avrei dovuto fare fin dall'inizio. Ridono, partecipano, parlano. Gia' meglio.

Terzo turno, dieci-undici: emeriti sconosciuti, ma a questo punto sono in piena modalita' Mike Buongiorno: battute e cazzate a non finire, video apprezzato, con dialoghi quasi fatti bene dagli studenti. Promessa di parolacce in arrivo, e con questo sono definitivamente miei.

Resta solo da vedere come ne parleranno quando non sono in giro, ma tanto non e' che abbiano molti termini di paragone a cui rifarsi, quindi chissene. I SubSonica sembrano piacere, e questo mi conforta: quando capiranno le parole di RadioEstensioni potro' essere pure fiero di loro.

Fatto questo, e passata la paura da palcoscenico, tocca anche a me rotolarmi nella sensazione di inutilita' e atarassia del fine settimana: ovvero, nelle parole dell'americano di prima generazione Andreyi, "Quando trovi che fare il bucato o pulire camera sono ottimi sostituti morali dello studiare". Parole sante.
Andreyi ha ventuno anni, lavorava come assistente di un cardiologo a Manhattan e fra un'ora e mezza siamo tuti invitati al suo barbecue. Il sole scende piano sopra gli edifici finto-arcaici di Vassar, e anche per me e' ora di una discreta dose di cazzeggio professionale.

Le serenate sono appena finite, tra l'altro, vale a dire il primo vero evento "all-campus" di quest'anno: squadre di cantanti di ogni dormitorio fanno il giro degli altri e fanno a gara a chi canta meglio. Nel frattempo i senior eseguono dell'impeccabile nonnismo da caserma della Folgore. Tra le regole del serenading, sta scritto che le squadre possono essere bersagliate prima e dopo l'esecuzione con acqua, ketchup, mayonese, crema al cioccolato e panna montata.
Fra gli oggetti vietati stanno la farina, la mostarda, oggetti di metallo appuntiti e di vetro.
I primi bersagli umani tornano verso i loro dormitori decorati come impasticcomani a un rave, mentre i marciapiedi del campus sembrano arabeschi deliranti di cioccolata e ketchup.

Qui sono tutti pazzi. ADORO questo posto.

lunedì, settembre 05, 2005

L'ora di religione

Durante il weekend il college si svuota di professori e personale amministrativo, tutti gli edifici sono accessibili solo col pass magnetico e si dovrebbe fare festa. In realta' sembra di stare in un film di Romero, con una spruzzata di Kenshiro per la vivacita' del luogo. Il silenzio diventa quasi opprimente, le macchine prendono vie sconosciute, il pub accanto al college coltiva cirrosi promettenti sul medio periodo.

Per allietare la faccenda si puo' solo ricorrere all'unica, vera liturgia moderna: lo shopping selvaggio.
Grazie alla cortesia di una immigrata russo-israeliana io, Liron l'israeliana e Katia la russa siamo stati scarrozzati fino alla mitica Poughkeepsie Galleria, vale a dire il mall locale. Un centro commerciale delle dimensioni di un centro storico - e quindi minuscolo, secondo gli standard locali - nel quale il sottoscritto ha gironzolato per cinque orette buone, raccattando nel frattempo tre magliette per dieci dollari, un paio di pantaloni da ginnastica per quindici, un paio di scarpe per venti, uno spazzolone, qualche bicchiere, delle gomme da masticare, degli adattatori per i caricabatterie.

Quello che colpisce di piu' di tutti questi posti e' come siano, insieme con gli aeroporti, probabilmente i veri esempi delle citta' del futuro. Tutti beige e bianchi, vetri e acciaio, abitati da persone per la stragrande maggioranza in transito, fuori dal tempo e dalle regole della vita Fuori. Sacchette in mano, sguardi vuoti che fanno il paio con le scale mobili e le offerte speciali, i mazzi di carte fedelta' attaccati al collo come le bibbie dei cistercensi medievali. Tutti contenti, tutti zitti, tutti a spartirsi boccate della grande tetta del sogno americano. Che in troppi casi sembra, anche a quelli come me che credono in questa gente, solo come un "Acchiappa tutto quello che puoi, e fanculo gli altri poveri stronzi".
La cosa che non si puo' non notare di queste persone e' come diano assolutamente per scontata la loro immensa sovrabbondanza di mezzi e risorse. Per loro un frigo HA, semplicemente, un distributore di ghiaccio attaccato, esattamente come una macchina HA, per definizione, uno stereo a sei canali. Dirgli che le cose possono essere diverse da altre parti del mondo sembra rafforzare in tutti e due i parlanti l'impressione che si stiano incontrando due alieni.

E poi, gentile pubblico, per pranzo - alle tre e mezzo - non poteva mancare il mitico buffet cinese a prezzo fisso, all you can eat, quelli dai quali Homer Simpson viene buttato fuori dopo essersi mangiato tutte le vongole e tre aragoste di plastica. Una mangiata allucinante per dieci dollari, alka seltzer escluso.

Mancavano solo le campane, o forse dato il posto si usano gli annunci delle offerte speciali e dei bambini che si sono persi da Target o da Filene's.

Ite, missa est.

(Non vedo l'ora di tornarci, anche perche' appena si entra in un mall meta' delle cose che si devono comprare scompaiono magicamente dalla mente. Per me e' voluto, non so come ma e' voluto.)

Safer sex supplies: verso l'infinito ed oltre

Ok, uno pensa: c'e' la sacchetta delle "risorse per un sesso piu' sicuro" (lo so che sono un po' monotematico, ma vale il viaggio, credetemi), e' dopotutto un gesto di civilta', e che c'e' di male, dopotutto in Svezia se chiami un 113 speciale ti portano i preservativi a casa con l'ambulanza, che sara'...

Poi, preso dalla curiosita' e spinto da una Domenica pomeriggio letargica e piena di montaliano male di vivere, ci ho razzolato dentro.

Pesca n.1: una sacchettino di plastica delle dimensioni di un preservativo, con la consistenza di un preservativo, i colori vivaci di un preservativo. Senza preservativo dentro. Blu scuro, il logo verde Hulk, la scritta "Wet Slide". Giro, sul retro la scritta piena di punti esclamativi, "migliora ogni idea" (bell'eufemismo), a base di acqua.
Lubrificante. Scadenza, anzi, best before, 2010.

Pesca n.2: un rassicurante preservativo. Misura M. Giuro.

Pesca n.3 (tombola): sacchetta bianca venti per venticinque, molto sottile, quasi vuota dal peso. Nome strano, niente punti escalamativi. Giro, e trovo l'immancabile diagramma esplicativo, e cioe' un corpo non ben sessuato con l'area pubica colorata di grigio. La curiosita' aumenta. "Protegge dalle malattie sessualmente trasmissibili nel caso di coito orogenitale o oroanale (rimming)". Sono tre fogli di plastica, niente piu'.
Ora, non e' che l'inventore abbia preso il Nobel per l'invenzione piu' utile del mondo: ma a chi potrebbe mai venire in mente di fare una cosa simile con un attrezzo del genere sulle pudenda?

Pesca n.4 (gran finale): un'altro preservativo, consistenza marmorea, titolo "Wherever", dovunque. Giro: e' proprio cosi', dato il particolare spessore "no matter what's your fancy, you're good". Taglia M anche questo, ma non credo sia lo stesso sistema di riferimento dell'altro.

MA CHE COMBINANO QUA DENTRO???

venerdì, settembre 02, 2005

Si comincia!

Annuncio alla clientela: ve l'avevo detto.

Oh yes.

Tutti a pensare fossero cazzate, non lo fara' mai, ce lo siamo giocato, finisce a girare burgers in un McDonald's di Brandon, Texas (pop. 148), lo vedremo in tv che tira una scarpa a Kerry e lo manganellano, varie ed eventuali.

Niente di tutto cio' - per ora - e anzi ho aperto questo blog per far sapere che diavolo succede al coacervo biografico conosciuto come Giovanni/l'Elia verso Siena, il Bonzo in quel di Firenze e Manager Supremo della Galassia nel braccio lontano del Regno decadimensionale dei Mugwump (passate Ponte a Bozzone, poi chiedete). In quel di Poughkeepsie, NY, il campus del Vassar College e' attraversato reiterate volte da un tizio in jeans larghi e maglietta della Fiorentina: queste sono le sue cazzate.





Al momento vi scrivo da sotto i bandoni di cemento dell'orripilante Chicago Hall del college, un mostriciattolo architettonico anni '60 da far paura, se non altro moderatamente funzionale al suo interno. In fondo a questo corridoio c'e' Little Italy, vale a dire gli uffici del dipartimento di italiano. Piu' su ci sono i russi, con i francesi grazie a dio abbastanza fuori dai coglioni, e il resto dei linguaggi ancora mi manca all'appello.

(Se vedete qualche errore di ortografia e' tutta colpa delle tastiere ammeregane, ovviamente)

Il bello del viaggio di andata e' cominciato a Cincinnati. Distrutto nel fisico e nel corpo dopo nove ore di volo da Parigi, il vostro si avvia garrulo e volenteroso al controllo passaporti&sicurezza. Tempo totale: 1h45min. Senza scherzo. Coda tremenda al baracchino passaporti causa presenza di due sportelli, americani e resto del mondo, ma poliziotto newyorkese simpaticissimo al controllo, di nome DiFilippo e provenienza Bronx, praticamente un parente. Alla sicurezza il metallo di tutte le zip e i bottoni dei jeans mi ha fatto svuotare nell'ordine tasche, scarpe, calzini, occhiali e corpo.
Si sono fermati proprio perche' non potevano ridurmi in mutande di fronte a tutti, credo.
Finita questa mi attendeva un ulteriore controllo, quello alimentare. Alla domanda "Porti cibo?" il vostro, timoroso del rischio di prendere per il culo la polizia statunitense. risponde si, e cita l'obelisco di parmigiano che ha in valigia. Viene quindi diretto al banco, dove - mirabile visu - trova la sua valigia gia' li ad attenderlo, gli viene chiesto di aprirla e dalla quale vengono estratti con gesto sicuro i due salami che facevano compagnia alla preziosa derrata. Il vostro tenta fantozzianamente di glissare sul bluff e gli riesce pure, ma i salami restano li. E vabbe'.
Quattro ore di standby al terminal C, allietate, nell'ordine, da:

-copie una dell'ultimo numero della rivista Wired, pagato per la prima volta il suo prezzo ($ 4.99) invece dei nove Euri richiesti da quei ladri di Messaggerie Internazionali

-soste due al bagno

-un chocolate chip cookie del diametro di una ruota di bicicletta e mezzo litro di caffe' a temperatura lavica da Starbucks

-un'evacuazione dell'intero terminal con annesso vagone dei pompieri all'uscita, motivo mai chiarito. Roba da chiodi.

Imbarco per Vassar su miniaereo con una hostess obesa e un pilota piu' giovane di me, e gli strascichi di Katrina che facevano piovere che nemmeno. Il vostro si siede, tira fuori l'iPod, si addormenta dopo un rosario volante e si sveglia all'atterraggio a Newburgh. Al nastro bagagli, con la testa ormai completamente in riserva, sento un tocco sulla spalla e vedo un tizio nero con la camicia del Vassar Security Service che mi chiede se io sono io. Domanda interessante. Rispondo di si, mi carica su di un minivan con altre due studentesse regolari e via. Al campus trovo ad aspettarmi la capa del dipartimento di Italiano, o cosi' mi sembra di aver capito finora, che si chiama Rodica Guzzi-Blumenfeld ed e' ovviamente rumena. Altezza un metro e trenta, mezz'eta con capello rasato, calzone corto, magliette sei taglie piu grandi, immancabile fuoristrada da citta'. Una poesia, vi giuro. Vengo accompagnato al dormitorio Cushing, dove la stanza presenta sei dita di polvere sugli infissi, le finestre non si aprono, l'armadio e' senza una gruccia e il bagno e' al lato diametralmente opposto del corridoio. Cosa voglio di piu, insomma. Faccio il letto con le lenzuola che mi aspettavano, almeno quelle pulitissime, vado a farmi una doccia di mezz'ora con gli asciugamani anch'essi pulitissimi che mi aspettano e crollo definitivamente. Appuntamento ore nove per
il giorno dopo con la Guzzi per il disbrigo delle formalita'.

Gli edifici del college trasudano quattrini da tutti i pori: ho scoperto solo di recente che la retta annuale di questo posto e' di quarantamila dollari l'anno, e che non troppi di quelli che inconro qui hanno una borsa di studio che gli copre questa sciocchezzuola. Qualche dato volante:

-Totale studenti: 2500 e rotti.

-Di cui apertamente queer - vale a dire non solo gay o bisex ma, come mi ha spiegato uno di loro, che "trombano tutto quello che respira": circa il 60%.

-Percentuale di studenti femmine:65%.

-Presenza di sacchetti attaccati ai muri dei dormitori con targhetta "Safe sex supplies": uno per corridoio di dormitorio, dovunque.

-Leggenda metropolitana del college: una festa delle matricole dove sono tutti nudi.

-Coefficiente di atteggiamento ultraliberal dei professori: alle stelle.

-Presenza di auto costose in colori improponibili, come la Z3 celestino puffo e il maggiolone VW verde psichedelico che vedo dalla finestra del mio ufficio: endemica.

-Macchine del caffe' Bialetti a disposizione per una pera di caffeina come Dio comanda: 3.

-Di cui agibili: 2.

-Di cui abili a fornire una bevanda decente: 0.

-Capacita' del frigo privato che ho in camera: 12 lattine di Mountain Dew e un flacone di latte al cioccolato, piu' due bottiglie di grappa nel freezer.

-Ricarico medio dello spaccio del College su beni di consumo e libri di testo: 30% (secondo l'interessante commento del professore di Sociologia della New Economy, Nevarez, "Tanto hanno un pubblico intrappolato").

-Numero di Mac sparsi per uso comune all'interno del campus: almeno due a testa, sono DOVUNQUE.

-Colleghi stranieri, vale a dire assistenti di lingua come me: 7.

-Di cui maschi: 0.

-Di cui anoressiche: 1.

-Di cui invisibili: 2.

In pratica c'e' una spagnola, Rosa, che e' piu' o meno normale; una tedesca, Annabelle, che e' l'emblema della germanitudine in quanto a puntalita', efficienza e organizzazione; una francese, Eva, che fuma come una pazza e fa dei commenti da far arrossire un minatore dell'alta Slesia; una israeliana, Liron, che e' mia vicina di camera e che mi sta facendo da guida in linea per ogni cosa riguardante la vita nel campus; una russa, Ekaterina, mezza anoressica e timida da far paura, e infine le due asiatiche, Jie la cinese e Yukie la giapponese, che si sono fatte infilare a forza nell'unico dormitorio solo donne perche' se avessero dovuto usare lo stesso bagno che usano gli uomini sarebbero morte di vergogna - e che non vedo da quando me le hanno presentate.

Sono circondato. Mi difendero' aspramente.

Chiudo con il Premio speciale della critica per l'avvertimento piu' incredibile di oggi, proveniente nientemeno che da una delle cape dell'amministrazione:

"Si, il dormitorio dove sei e' bello e tranquillo, ma stai attento che abbiamo avuto dei problemi per colpa di alcune aggressioni, gente e' stata morsa..."

E io: "Ah, cani randagi?"

"No, scoiattoli, sono dovunque ci sia della spazzatura e diventano molto aggressivi quando hanno fame."

{Hello, America!}





Dimenticavo, il blog ha i commenti aperti, quindi mi raccomando fatemi pure sapere tutto quello che vi va. Cerchero' di aggiornarlo il piu' spesso possibile, anche se la prossima settimana mi cominciano sia i corsi che devo seguire che quelli che devo tenere, e le foto arriveranno non appena faro' una visita al mitico mall della zona e comprero' un lettore di schede per trasferirle sul Mac. Statemi bene tutti.